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DIRITTO & SOCIETA'
Panificazione: la nuova disciplina, pubblicata, spuntano dilemmi, si accende il dibattito sulla definizione di 'pane fresco', si accente il dibattito, legato alla questione grani e farine, su pane 'buono' e 'cattivo'...

Panificazione: la nuova disciplina, pubblicata, spuntano dilemmi, si accende il dibattito sulla definizione di 'pane fresco', si accente il dibattito, legato alla questione grani e farine, su pane 'buono' e 'cattivo'...

Pubblicata la legge di conversione del decreto sulle liberalizzazioni....


E' stata pubblicata nella GU n. 186 dell' 11 agosto 2006 la legge n. 248/2006 di conversione del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale. 

Con l'art. 4 del testo coordinato del decreto viene abrogata la legge del 1956 che poneva un limite quantitativo alla produzione di pane e al numero dei panifici nei singoli comuni e subordinava l'esercizio dell'attività ad una autorizzazione e ad una licenza rilasciate dalla Camera di Commercio.

Dal 4 luglio 2006 per aprire un nuovo panificio e trasformare impianti esistenti è necessario presentare una dichiarazione di inizio attività al Comune, corredata dell'autorizzazione sanitaria, dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera, del titolo abilitativo edilizio e del permesso di agibilità dei locali.

L' art. 4 del decreto, Disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell'attività di produzione di pane, prevede che 

1. Al fine di favorire la promozione di un assetto maggiormente concorrenziale nel settore della panificazione ed assicurare una piu' ampia accessibilita' dei consumatori ai relativi prodotti, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono abrogate la legge 31 luglio 1956, n. 1002, e la lettera b), del comma 2 dell'articolo 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

2. L'impianto di un nuovo panificio ed il trasferimento o la trasformazione di panifici esistenti sono soggetti a dichiarazione di inizio attivita' da presentare al comune competente per territorio ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241. La dichiarazione deve essere corredata dall'autorizzazione della competente Azienda sanitaria locale in merito ai requisiti igienico-sanitari e dall'autorizzazione alle emissioni in atmosfera, dal titolo abilitativo edilizio e dal permesso di agibilita' dei locali, nonché dall'indicazione del nominativo del responsabile dell'attività produttiva, che assicura l'utilizzo di materie prime in conformità alle norme vigenti, l'osservanza delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro e la qualità del prodotto finito.

2-bis. È comunque consentita ai titolari di impianti di cui al comma 2 l'attività di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo immediato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda con l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.

2-ter. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emana un decreto ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, volto a disciplinare, in conformità al diritto comunitario: 
a) la denominazione di 'panificio' da riservare alle imprese che svolgono l'intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale; 
b) la denominazione di 'pane fresco' da riservare al pane prodotto secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata delle materie prime, dei prodotti intermedi della panificazione e degli impasti, fatto salvo l'impiego di tecniche di lavorazione finalizzate al solo rallentamento del processo di lievitazione, da porre in vendita entro un termine che tenga conto delle tipologie panarie esistenti a livello territoriale;
c) l'adozione della dicitura 'pane conservato' con l'indicazione dello stato o del metodo di conservazione utilizzato, delle specifiche modalità di confezionamento e di vendita, nonché delle eventuali modalità di conservazione e di consumo.

3. I comuni e le autorita' competenti in materia igienico-sanitaria esercitano le rispettive funzioni di vigilanza.

4. Le violazioni delle prescrizioni di cui al presente articolo sono punite ai sensi dell'articolo 22, commi 1, 2, 5, lettera c), e 7, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.

Gia' 'servito'...il dibattito, contanto di ricetta del 'pane buono', incentrato sulla discussione sul 'lievito' :

pane fatto con farina integrale o semintegrale biologica macinata a pietra, per permettere di salvare gli enzimi, acqua, sale. E il lievito ? ...Niente..lievito, il pane buono lievita grazie a farina e acqua lasciate 'fermentare' qualche giorno...sic..!?!

 
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Autore: StaffBlog  (Admin)    Data: 24-06-2007   18:27:52
 
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