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Carne bovina, rilancio consumi da ritorno Fiorentina, finisce l'embargo, via dall'Ue definitivo

Carne bovina, rilancio consumi da ritorno Fiorentina

Finisce l'epoca del proibizionismo alimentare, sottolinea la Coldiretti, a proposito della decisione presa dalla Commissione europea che di fatto consente il ritorno della Fiorentina proveniente da bovini di 30 mesi di età sulle tavole degli italiani. Ora la situazione è ritornata alla completa normalità, precisa la Confagricoltura

un momento delle manifestazioni per festeggiare il primo ritorno della Fiorentina
un momento delle manifestazioni per festeggiare il primo ritorno della Fiorentina

Dal ritorno della fiorentina ci si attende una ripresa dei consumi della carne bovina, in calo del 3,1 per cento nel 2007, anche grazie al rilancio delle antiche razze bovine italiane il cui numero è cresciuto del 20 per cento rispetto a prima della crisi della mucca pazza. Lo sottolinea la Coldiretti nel commentare il via libera della Commissione europea con l'approvazione del regolamento che innalza da 24 a 30 mesi l'età dei bovini per i quali è consentita la commercializzazione di carne con la colonna vertebrale e che sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Ue in settimana per entrare in vigore tre giorni dopo.
'Ora la situazione è tornata alla completa normalità - osserva anche la Confagricoltura- grazie alla severa attività di prevenzione e sorveglianza su tutta la catena alimentare zootecnica, premiando gli sforzi degli allevatori che, per raggiungere questo risultato hanno ridefinito l'intero processo produttivo, con particolare attenzione all'alimentazione ed al benessere degli animali'. La Confagricoltura ricorda che fu nello scorso mese di ottobre la decisione del Comitato permanente per la catena alimentare che aveva innalzato il vincolo a 30 mesi. Poi i tre mesi entro i quali il Parlamento europeo avrebbe potuto opporti infine l'apporvazione da parte del Consiglio a marzo.
Dopo sette anni di divieto il ritorno della fiorentina 'matura', evidenzia la Coldiretti, è un riconoscimento per gli allevatori che hanno investito sul fronte della qualità, della tracciabilità e della genuinità e della sicurezza dei prodotti, con una drastica riduzione del fenomeno Bse: dai cinquanta casi individuati nel 2001 al paio di casi del 2007 su circa 450.000 test effettuati sugli animali.
Con la drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa vengono dunque meno tutti i limiti al ritorno in tavola del pregiato taglio e finisce dunque un'epoca di 'proibizionismo alimentare' iniziata, ricorda la Coldiretti, nel Consiglio dei ministri agricoli della Ue il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare l'emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina.
I risultati dimostrano l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza Bse come il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame.
A seguito dell'emergenza mucca pazza, osserva la Coldiretti, gli allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari di razze autoctone e oggi l'Italia può contare su circa 120.000 animali riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un aumento di oltre il 20 per cento rispetto a prima della crisi mucca pazza scoppiata nel 2001. Ad essere 'salvato dall'estinzione' - continua la Coldiretti - è stato l'intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa Chianina (30.000 animali), la Romagnola (15.000 animali), la Marchigiana (48.000), la Podolica (20.000) e la Maremmana (5.000).
La decisione comunitaria potrebbe favorire una inversione nel trend negativo nei consumi fatto registrare dalla carne bovina nel 2007 con un calo del 3,1 per cento rispetto al 2006, quando - conclude la Coldiretti - gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati ismea Ac Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro.Fonte Mipaaf

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Autore: StaffBlog  (Admin)    Data: 22-04-2008   20:03:15
 
 


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