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ATTUALITA'
'Made in Italy', Alimenti meno 'tricolore', Sentenza della Corte di Cassazione 27250/2007

Sentenza choc della Cassazione
Contraffazioni, allarme rosso per la nostra tavola
'Made in Italy', non commette reato chi vende prodotti fatti all'estero da un produttore italiano..

In salvo solo i prodotti protetti dalle indicazioni Dop e Igp

Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che non commette reato «chi vende prodotti fabbricati o fatti fabbricare in stabilimenti esteri da un produttore italiano che si assume la piena responsabilità giuridica, economica e tecnica del processo di produzione e che rechino solo il marchio o l'indicazione del fatto che la fabbricazione materiale è avvenuta in uno stabilimento estero».
Si tratta di una sentenza estremamente punitiva per le imprese italiane in quanto si accetta che un prodotto possa essere etichettato come 'made in Italy' anche se viene fabbricato all'estero. Immediate le reazioni e i cori di 'sdegno'.
Tra le prime categorie a manifestare, quella degli agricoltori. Il responsabile economico della Confederazione Italiana Agricoltori, Pietro Nicolai, ha infatti sottolineato che «il marchio made in Italy deve essere ben chiaro per un fatto di trasparenza e correttezza nei confronti dei consumatori. Un'etichettatura trasparente - ha aggiunto - non è solo un fatto di sicurezza ma anche un mezzo per garantire la competitività dei prodotti italiani in un momento in cui l'agropirateria internazionale diventa sempre più aggressiva e insidiosa».
Nel caso in cui, per esempio, un produttore di mele italiano commercializzasse mele cinesi, con il proprio marchio, creerebbe indubbiamente una turbativa del mercato perché i prodotti cinesi non offrono ai consumatori le stesse garanzie di quelli italiane. Oltretutto i concorrenti di quel produttore sarebbero penalizzati da una concorrenza sleale.
Il discorso non vale però solo per le mele ma anche per i pomodori e per tantissimi altri prodotti agricoli che quotidianamente arrivano nel nostro mercato dall'Asia. Ma la sentenza della Cassazione non riguarda soltanto i produttori agricoli. I più esposti sono, infatti, i consumatori che rischiano di non essere più in grado di riconoscere quali sono i prodotti che vengono dai nostri campi, dove i fertilizzanti e gli insetticidi rispondono a certe caratteristiche, e quali sono invece i prodotti cinesi che crescono in una realtà con regole non ancora ben definite.
A cascata, poi, oltre al settore agroalimentare anche tutte le altre branche economiche. Quello che accade per le mele vale anche per i tessuti.
Consentire poi a prodotti fabbricati all'estero di tornare nel Bel Paese con la dicitura 'made in Italy' facilita indubbiamente la contraffazione perché offre a chi produce in Cina l'opportunità di realizzare altri prodotti, magari con un marchio similare, che sono però uguali a quelli con il marchio made in Italy.
Stiamo parlando per esempio delle tante contraffazioni, anche alimentari, che in ogni parte del mondo vengono realizzate con i nomi più strampalati ma che ricordano prodotti italiani. Ne sono un esempio su tutti il 'Parmesan', il 'parma ham'... Tutto per non citare quegli alimenti che dietro marchi che ricordano le colline italiane celano produzioni extraeuropee.
Per scrivere la parola fine su tutte le problematiche che riguardano il 'made in Italy' torna così a farsi avanti la necessità di una legislazione stringente che imponga etichettature chiare e trasparenti.
A quel punto il consumatore sarà in grado di scegliere consapevolmente se acquistare o meno un determinato prodotto, sapendo da dove proviene, dove è stato confezionato... essendo anche conscio delle eventuali conseguenze a cui potrebbe andare incontro.

 
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Autore: StaffBlog  (Admin)    Data: 18-07-2007   07:36:03
 
 


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